Il libro sul comodino: GGG di Roald Dahl

GGG di Roald Dahl

Benvenuto 2017, sei l’anno dei grandi ritorni!

A me piace fare ritorno. C’è qualcosa di confortante nell’idea del tornare, deve avere a che fare con il senso di appartenenza. È come se finché qualcuno o qualcosa ci aspetta il viaggio avesse un senso. Ritornare è un po’ come ricominciare ma con un pizzico di esperienza in più.

È vero anche che non ritornano solo le persone, molto più spesso a riaffiorare sono i ricordi e sanno essere potenti. Un ricordo ti prende e ti porta via in un posto lontano, come cercherò di fare oggi. Come una macchina del tempo vi catapulto nel 1987 quando la storia di Sofia è stata scritta. L’Ora delle Ombre è appena calata sulla notte insonne della piccola orfana, quando dalla finestra si vede qualcosa di grande e scuro: è il Grande Gigante Gentile, il GGG di Roald Dahl.

Almeno una volta da bambini siamo stati un po’ Sofia: notti insonni in febbricitante attesa che qualcosa accadesse, che il sole sorgesse ad esempio perché stufi di stare a letto. È così che Sofia incontra il cacciatore di sogni, quel gigante dolce e premuroso dotato di un buffo linguaggio, il cui compito è di raccogliere i sogni per poi soffiarli con la sua tromba nelle stanze dei bambini addormentati. Il GGG è un personaggio speciale: ci ricorda che l’aspetto non conta perché siamo ciò che facciamo e lui regala notti magiche; che possiamo distinguerci, infatti lui a differenza degli altri giganti mangia “cetrionzoli” e non “popolli” cioè umani; che l’amicizia è possibile quando non ci sono limiti o barriere e non perché necessariamente simili.

Il libro di Dahl è un classico della letteratura per l’infanzia e come tutti i classici sono destinati a ritornare o forse a non andarsene mai.
Da una settimana lo trovate anche al cinema ma leggendo ai vostri piccoli qualche pagina di questa meraviglia ogni sera potrete portarlo comodamente a casa vostra.

 

Durata della lettura: ogni sera per una settimana

GGG di Rohal Dahl

GGG di Rohal Dahl

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture 

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