In una sera autunnale del 1958 Viri e Nedra attendono ospiti per cena insieme alla figlie, Franca e Diane. “Una perfetta felicità” sembra abitare la loro casa vittoriana sulle sponde dell’Hudson poco fuori New York: i protagonisti sono circondati da amici intellettualmente stimolanti, dalla buona musica, dai bei libri, da cene raffinate ma come spesso accade l’apparenza inganna.
La gioia è effimera e la malinconia si fa strada pagina dopo pagina avvolgendo l’animo del lettore che scopre – o forse lo sapeva già – che la perfezione non esiste. Sulla superficie di questo matrimonio si intravedono le prime crepe: quelle aperte dalla ventottenne Nedra, una donna sicura di sé e adornata da sogni “che porta ancora appiccicati addosso” e da Viri “un ebreo dei più eleganti, dei più romantici con un accenno di fiacchezza nei tratti, i tratti intelligenti che tutti gli invidiavano”.
James Salter fa lo zoom sulla vita di questa giovane coppia borghese portando alla luce con una prosa dettagliata e seducente i loro silenzi, i tradimenti e le menzogne: “la loro vita era due cose: era una vita, più o meno – se non altro era la preparazione ad una vita – ed era l’illustrazione della vita per le figlie. Non se lo erano mai detti, ma ne convenivano entrambi, e queste due versioni erano intrecciate, nella misura in cui restando una sommersa, l’altra si rivelava.”
Nessuna coppia può ritenersi immune da ciò che l’autore descrive ma in un amore “abbiamo davvero una sola stagione? una sola estate? (…) e poi è tutto finito?”. Gli anni luminosi – dal titolo inglese “Light years” – dovrebbero poter essere più di un ricordo, dovrebbero essere la luce che illumina la vita che ci siamo scelti.
Durata della lettura: una settimana

