Nino è un aspirante attore, poco più che ventenne, belloccio e ironico. Lascia Londra per fare ritorno a Roma per tenere un corso di teatro per anziani affidatogli dalla sua insegnante di teatro, Grazia, che metterà alla prova le sue capacità e il suo giovane temperamento.
Una sera di ottobre “dodici minuti dopo le sette di sera” – davanti al teatro – vede Teresa, nipote di Grazia, una “quasi” adulta donna trentenne, complicata e scostante. Impiegata in un’agenzia viaggi, Teresa vive – a casa della zia – una vita che non sembra aver scelto.
Scatta per Nino una strana attrazione – non solo fisica – verso quel mistero che lei rappresenta con il suo modo di fare e di pensare indecifrabili. Lui è confuso perché starle vicino lo induce ad interrogarsi sull’esistenza di Dio, sulla paura e a farsi domande che sino ad ora non si era mai posto. Lei, più sicura perché forse più esperta, finisce per sentirsi un po’ più leggera quando sta vicino a Nino. A pagina 107 c’è l’essenza del romanzo: due generazioni si confrontano occhi negli occhi, due giovani forse si amano e non lo sanno ancora, si studiano cercando i propri punti in comune e sono spaventati da quelli che invece li rendono molto diversi.
Cosa ne sarà di loro? Non lo saprà mai Grazia, spettatrice di “Una storia quasi solo d’amore”, che di li a poco verrà spenta da una malattia. E il lettore?
Paolo Di Paolo costruisce una storia a più voci nella quale la vita sembra una recita teatrale, d’altronde “c’è una parte di verità in ogni recita e una parte di recita nella verità”. Protagonista è il tempo: quello della giovinezza di Nino grazie al quale Teresa riscopre la propria, una giovinezza che agli occhi di Grazia “è sempre un miracolo che fa tremare e incazzare” specie chi di tempo non ne ha più.
Il tempo invecchia in fretta, diceva Antonio Tabucchi, non dimentichiamolo.
Durata della lettura: un paio di sere
Photography: Sara Cartelli.
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